Atos sarà in grado di riprendersi, dopo la rinuncia di Evidian da parte di Airbus?

La fine delle discussioni con Airbus, è un duro colpo per Atos. L’azienda impantanata nei debiti e nelle attività non redditizie, sta cercando una via d’uscita.

La fine delle discussioni con Airbus annunciata mercoledì 29 marzo è stato un duro colpo per Atos, che sta registrando pesanti perdite e vuole esternalizzare entro l’estate le sue attività più dinamiche (cybersecurity, cloud, supercomputer, ecc.) raggruppate in Evidian. Airbus aveva preso in considerazione l’acquisto del 29,9% della nuova entità valutata circa 4 miliardi di euro da Atos secondo quanto riferito dalla stampa.

Questa vendita parziale di Evidian sarebbe servita a ristrutturare le sue attività di outsourcing in perdita, che impiegano più di 50.000 persone. Quest’altro ramo, chiamato Tech Foundations, è di interesse per l’imprenditore ceco Daniel Kretinsky, a condizione che la ristrutturazione sia finanziata da Atos.

All’annuncio del ritiro di Airbus, il titolo Atos è sceso del 16,75%, azzerando tutti i guadagni realizzati dal suo rimbalzo iniziato il 16 febbraio sulla scia dell’annuncio delle trattative con Airbus. Una vendita parziale di Evidian ad Airbus – il resto da quotare in borsa – aveva il vantaggio di essere una soluzione europea per un gruppo ritenuto strategico dall’esecutivo, come sottolineato da una fonte governativa.

Uno degli azionisti storici di Airbus, il fondo TCI, molto ostile alle trattative su Evidian, aveva denunciato a mezzo stampa “interferenze politiche per salvare un giocatore francese alla deriva”, a scapito degli interessi dei soci privati. Chris Hohn, boss del fronte attivista TCI, dall’alto del suo 3%, pesa finalmente più del 10,9% dello Stato francese, favorevole all’operazione. È un affronto per Atos ma anche per l’Eliseo. Secondo Les Echos, l’entourage di Airbus indica che il ritiro non è frutto di pressioni di TCI e che “il punto che si è rivelato bloccante è la soglia del 29,9% [d’Evidian, ndr], il prezzo non era nemmeno menzionato”. Ora resta ad Atos, che ha perso 1 miliardo di euro nel 2022 dopo una perdita di 3 miliardi nel 2021, trovare un’altra soluzione per rifinanziarsi e salvare i suoi 110.000 posti di lavoro.

Nonostante la fine dei colloqui al fine di un riscatto, il gruppo spera ancora “di continuare a lavorare sulla partnership strategica e tecnologica a lungo termine tra Airbus e Atos, che ha il potenziale per creare un valore significativo per entrambe le società”, ha affermato un portavoce di Atos.

Altra possibilità: un altro acquirente per Evidian – le trattative con Airbus non erano esclusive, come ha sempre sottolineato Atos – ma i giocatori francesi potenzialmente interessati in partenza, in particolare Thales e Orange, non saranno necessariamente in corsa.

Gli altri candidati

Nel presentare i suoi risultati annuali l’8 marzo, Thales (equipaggiamenti militari, aeronautica e sicurezza informatica), che era principalmente interessata alle attività di sicurezza informatica, ha escluso qualsiasi offerta su Evidian. Il gruppo Orange, che vuole diventare leader mondiale nella cybersecurity, in particolare attraverso la crescita esterna, non si è ufficialmente manifestato e sarebbe restio a un investimento di minoranza che non è nelle sue consuetudini. Terza opzione, la società di consulenza OnePoint che aveva fatto a settembre una proposta per rilevare il 100% di Evidian per 4,2 miliardi, ma era stata bocciata all’unanimità dal cda di Atos. Non è stato ritenuto sufficientemente credibile dall’esecutivo, secondo la stessa fonte governativa. “I team di Onepoint sono pienamente mobilitati e studieranno tutte le possibilità di un riavvicinamento, nel quadro di un’acquisizione di Evidian, per fornire una soluzione francese e soddisfare così tutte le parti interessate”, ha indicato David Layani, presidente di OnePoint, in un dichiarazione ripresa da AFP.

Altro schema: una quotazione al 100% di Evidian, ma questo rischia di far guadagnare ad Atos meno della cessione, visto lo stato attuale dei mercati finanziari, senza contare il rischio di vedere queste attività strategiche cadere in mani cinesi o americane. Per evitare questo, l’esecutivo potrebbe prendere in considerazione l’ingresso in questa entità della banca pubblica Bpifrance o dell’Agenzia per la partecipazione statale fino al 10%, soglia sufficiente per impedire un’acquisizione ostile. Questa ipotesi non è stata ancora confermata dal governo.

Daniel Kretinsky

Infine, il ritiro di Airbus potrebbe far evolvere Daniel Kretinsky, che aveva posto chiaramente le sue condizioni: Atos doveva pagargli diverse centinaia di milioni per assicurare il fabbisogno di capitale circolante e in particolare per garantire gli impegni pensionistici dei dipendenti delle controllate tedesche. Questa incursione nell’informatica sarebbe la prima per l’imprenditore ceco, che ha fatto fortuna acquistando a basso costo miniere di carbone e centrali elettriche in Europa e che recentemente si è distinto acquisendo il gruppo editoriale Editis. Se l’operazione con Airbus non avverrà, Atos sarà privata del miliardo di euro che sperava di ottenere dalla cessione e farà fatica a ridurre il proprio indebitamento, condizione “sine qua non” per l’acquisizione di Tech Foundations.

“Le discussioni continuano”, ha tuttavia indicato un portavoce di Atos. La situazione però, diventa sempre più difficile, man mano che il tempo passa e una soluzione andrà trovata, se si vuole salvaguardare tutti i posti di lavoro. Il timore è che possano invece, lasciar andare verso morte certa la parte outsourcing del gruppo, facendo entrare invece lo Stato in Evidian, che è quello che interessa maggiormente al Governo francese, visto che si occupa della cyber security della marina francese. Il titolo scotta sempre di più, è vero che potrebbe riprendersi, un giorno forse, ma i rischi sono molto elevati.

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